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Narrativa
Liborio Guccione

Le vene nere                                                                                          copertina

pp. 240 - € 16,00

Primo dopoguerra a Alina, in provincia di Palermo. La mafia governava l’isola da secoli. La terra era stata promessa tante volte ai lavoratori agricoli, fin dai tempi dei Borboni.

Torna a Alina il giovane Matteo De Rosciglione, dopo quattro anni trascorsi negli USA, e decide di lottare per migliorare le retribuzioni agricole e poi per la conquista delle terre, che condurrà i contadini poveri a occupare i feudi.

 

Moti analoghi si verificano in altre zone della Sicilia e sono simultanei alle agitazioni del Nord Italia: nel Nord, i  padroni scatenano le squadre fasciste, in Sicilia viene mobilitata la mafia. Ma la mafia non può contenere la forza del popolo organizzato in difesa d suoi diritti. Allora la mafia si salda con il potere ormai in mano al fascismo.

 

Il personaggio di Matteo si ispira al padre di Guccione che guidò l’occupazione dei feudi e che la mafia uccise dopo la seconda guerra mondiale

 

 

Liborio Guccione ha scritto su questi fatti, realmente accaduti, un romanzo storico.

 

 

 
Edda Squassabia

copertina Foresta con albero del caffé  

1985, pp. 280 - € 17,00

« Qui, pagina dopo pagina, è tutta l'Italia dei complicati anni a cavallo fra il 1970 e il 1980 a venirci squadernata, l'Italia delle rapide ricchezze, della marginalizzazione, della distruzione ambientale, del movimento continuo, ossessivo, da un luogo all'altro... ». (Mario Spinella) 

 

« Foresta con albero del caffé è la città di oggi, luogo di discriminazioni e di massificazioni imperforabili. Ma la foresta è anche interiore e l'autrice vi compie il suo viaggio adoperando la storia di Lena. Attraverso la protagonista del viaggio, il romanzo riesce a darci una visione collettiva della città contemporanea e del suo mondo interiore e circostante, ignoti l'una all'altro ». (Paolo Volponi)


Edda Squassabia, nata a Isola della Scala (VR), collabora con varie riviste sui problemi della narrativa, dell'emancipazione e dell'ambiente.

 
Odette Righi

Il Pratello                                                                       copertina                      

1978, pp. 128 - € 10,00

« Il fiduciario del fascio arriva un giorno con un biroccio fasciato da una striscia tricolore davanti all'officina Sabiem, si rivolge agli operai chiedendo il ferro per la patria e aggiunge un gran pistolotto che lascia tutti indifferenti.
Spiega, s'irrita e poi li minaccia: ma qui, di ferro, nemmeno l'ombra. Uno smacco. Il capo non può ritornarsene al gruppo rionale senza ferro, così decide di prendere quello che c' è a portata di mano. Coi suoi accoliti, imbestialito comincia a togliere le barriere e i cancelli che recingono il luogo di lavoro.
Arnaldo, un operaio si avvicina e dice:
“Con quella bandiera lì voi credete di essere italiani ? Io abito nel Pratello, in una casa in cui non c'è né acqua né luce e nemmeno il gabinetto, ma quando nel 1908 ci fu il terremoto nell'Italia meridionale io vidi e capii, sebbene avessi pochi anni, cosa significa la vera solidarietà. Adesso voi girate con la bandiera tricolore e la gente non vi dà ascolto. Neanche i barattoli vuoti della conserva vi dà, preferisce darli al solfanaio".
Durate l'ora di sosta, si mise a raccontare cosa era successo in S. Croce all' epoca del terribile terremoto di Messina.
I bambini giocavano sotto il portico con i noccioli di ciliegia e le biglie, stando attenti perché quando le palline oltrepassavano il confine, quelli del Pratello le raccoglievano e scappavano di corsa. In quel tratto di strada non passava mai anima viva e, se vedevano qualche raro fiacre imboccare la strada, i ragazzini lo rincorrevano e gridavano al vetturino:
“Ohè, avìv sbagliè strè ?”
Tutto quindi è tranquillo, quando all' improvviso si odono tre squilli di tromba:
ta-tatata, ta-tatata, ta tatata...
Sbalorditi i ragazzini si fermano e ascoltano:
“Cosa sarà accaduto ? È la prima volta che capita un fatto simile.”
“Ci deve essere sotto qualcosa di grosso”
“Questa è la tromba dei soldati, non è quella del 'ruscarolo'".
Ed ecco, le finestre si spalancano, la gente si affaccia, anche i 'cinni' accorrono e davanti ai loro occhi appaiono i soldati della cavalleria con un carro; in testa, il soldato con la tromba continua a lanciare i suoi squilli disperati, proprio come se chiamasse la gente.
"Mo cussa a j è, la féin dal mònd ?" Chiede qualcuno mentre dalle finestre cominciano a piovere materassi e capparelle vecchie, vestiti, maglie calze e, perfino, cartoccini di soldi.
I ragazzini non si raccapezzano, guardano a naso all'aria quella straordinaria pioggia e quasi quasi sono tentati di raccogliere un po' di roba, se non fosse per la presenza dei soldati che raccattano tutto e riempiono il carro.
“Zio cosa vuol dire ?” chiede Arnaldo “Qui piovono i soldi, vieni, andiamo a prenderne anche noi.”
Lo zio Enea, socialista, lo prende tra le braccia, si siede su un gradino della soglia e gli spiega che quella roba non si tocca perché deve essere portata a altri bambini e a persone che stanno soffrendo il freddo e la fame. Una cosa terribile li ha colpiti, il terremoto: la terra che si rivolta, trema, si apre, le case che crollano, un disastro tanto grande che nemmeno è possibile pensarci.
Cerca di farsi capire dal bambino: la roba raccolta è la “solidarietà” dei poveri verso chi ha bisogno. Pareva tanto difficile che il piccolo Arnaldo potesse capire quei discorsi, e invece capì benissimo e non li dimenticò più, tanto che trentanni dopo ricordava l' episodio ai suoi compagni della Sabiem ».
 

Odette Righi è un'abitante storica di via del Pratello

 
Renata Viganò

Matrimonio in brigata                                                                     copertina                      

1976, pp. 164 - € 14,00

Raccolta di efficaci racconti sul periodo della Resistenza, pubblicato proprio l'anno in cui la scrittrice è scomparsa.

 


Renata Viganò (1900-1976) raggiunse la notorietà nel 1949 con L'Agnese va a morire, romanzo che ispirò il film omonimo diretto da Giuliano Montaldo.  

 

Dopo l'8 settembre 1943, con il marito Antonio Meluschi, Renata Viganò aveva partecipato alla lotta partigiana come staffetta e collaborando alla stampa clandestina. 

 
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